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L’appello al prefetto: i giovani si vergognano, dateci spazi

«Vogliamo integrarci. Ma come possiamo fare, senza uno spazio e una sede dove insegnare ai nostri giovani le loro origini e la loro identità?». A lanciare l’appello ieri nel corso di un vertice in Prefettura (il prefetto è Corrado Capocelli) sulle problematiche della sicurezza sociale è stata Tina Rosioro, dell’associazione rumena-moldava e componente della consulta femminile per l’immigrazione.
«I nostri giovani sono arrivati a dire che si vergognano di essere rumeni - spiega Rosioro - Da due anni siamo la comunità più numerosa in Italia. Di noi si parla solo in termini negativi e nessuno mette in evidenza quello che fanno migliaia e migliaia di rumeni onesti». Per favorire l’integrazione in particolare dei giovani rumeni Rosioro è pronta a presentare un progetto concreto. «Vorremmo creare una biblioteca per raccogliere libri che faremo arrivare dalla Romania - spiega - In questo spazio si svolgeranno dei corsi tenuti da professori già presenti sul territorio e che spiegheranno ai nostri giovani la storia del loro Paese di origine». In questo spazio, non ancora individuato, dovrebbero trovare posto anche 3 o 4 computer dotati di web-cam, per permettere alle numerose mamme rumene e moldave venute in Italia per lavorare di comunicare con i loro figli rimasti a casa. «L’integrazione può avvenire solo se una persona riconosce e rispetta le proprie origini e la propria identità». Insieme a Rosioro in Prefettura c’erano anche altre rappresentanti delle varie comunità straniere. «Nel territorio non c’è una struttura capace di accogliere gli stranieri e spiegare loro quali sono le regole e gli adempimenti burocratici per ottenere la regolarizzazione - spiega invece Bhaumik Lopamudra, bengalese, vice presidente di Cittadinanza attiva - Noi abbiamo presentato il progetto da tempo ma i finanziamenti non sono mai arrivati».

Fonte: L’Espresso


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