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    Stranieri, baby boom nella città che invecchia

Gli immigrati sono il 7 per cento, ma nelle scuole raggiungono il 12 per cento
Il “popolo delle badanti” fa crescere gli arrivi dall’Europa dell’Est

VOGHERA. Vecchi vogheresi e giovani stranieri: ecco la fotografia della città di domani che si ricava incrociando i dati dell’anagrafe con quelli dello sportello immigrati. Più di un terzo dei 40mila abitanti di Voghera ha oltre 65 anni, e mentre la percentuale degli stranieri residenti è stabile attorno al 7 per cento, la percentuale di giovanissinmi stranieri che frequenta la scuola dell’obbligo supera il 12 per cento con punte più alte man mano che si scende dalle medie alle materne. Cambia anche la composizione del “popolo degli immigrati”: se è vero che in città sono rappresentate 80 nazioni, è altrettanto vero che romeni, albanesi e ucraini, da soli, rappresentano più della metà degli stranieri residenti.
La popolazione autoctona invecchia, chi è anziano ha bisogno di assistenza, a fornire assistenza sono soprattutto donne che arrivano in Italia quasi esclusivamente dai Paesi dell’Est sull’onda del passaparola e dopo pochi anni si ricongiungono con i figli che arrivano dal paese d’origine: a confermare che l’equazione della nuova immigrazione è valida, i dati del “Centro servizi immigrati” del Comune. Nel 2007 ha avuto 2.677 accessi, ovvero richieste di aiuto: al primo posto i cittadini romeni (492 di cui il 53 per cento donne), poi gli albanesi (490).
Sorprendentemente, ma non troppo ad ascoltare gli osservatori del fenomeno immigrazione, al terzo posto tra chi ha chiesto aiuto al Centro servizi del Comune, si trovano gli italiani con 264 contatti. Più dei contatti dei cittadini marocchini che con 357 presenze in città sono comunque la terza realtà in ordine di importanza numerica. «E’ un dato che non deve sorprendere più di tanto - spiega Giancarlo Gatti, responsabile della cooperativa, convenzionata con il comune, che gestisce il centro servizi -. La burocrazia è talmente complessa che chi ha bisogno di assumere una badante e deve quindi regolarizzarne la posizione, nella maggior parte dei casi non riesce a cavarsela da solo». I numeri, però, raccontano anche di un altro cambiamento: se fino a pochi anni fa l’immigrazione era rappresenatta soprattutto da chi arrivava dai paesi del Maghreb (soprattutto Marocco e Tunisia), oggi la “zoccolo duro” degli stranieri residenti è rappresentato dai cittadini dell’Est europeo. «E a stabilire il trend sono soprattutto gli arrivi dalla Romania - aggiunge Gatti -. Si tratta di una Paese che ora fa parte dell’Unione europea e dal quale è più facile raggiungere l’Italia». Non è un caso se anche nelle scuole dell’obbligo gli studenti stranieri percentualmente più numerosi sono proprio quelli in arrivo dall’Est europeo. In questo caso, però, il dato che emerge con maggiore evidenza è la pecentuale di studenti di origini straniere.

Se gli immigrati residenti sono il 7.4 per cento della popolazione, infatti, gli studenti stranieri iscritti alle scuole dell’obbligo sono mediamente il

12 per cento. Il 10 per cento circa al Primo e Terzo circolo didattico, il 15 per cento circa al Secondo circolo. Indicativo anche il fatto che la percentuale scorporata fra materne ed elementari indica come siano in crescita le iscrizioni di bimbi stranieri agli asili: se la popolazione più giovane è immigrata, del resto, è normale che i figli di stranieri siano percentualmente più numerosi.
Fin qui la scuola dell’obbligo: se si considerano gli istituti superiori, invece, le percentuali di alunni stranieri crollano parecchio al di sotto della media dei residenti: segno, molto probabilmente, che avvicinarsi agli studi superiori per i neo-arrivati è ancora difficile.

fonte: L'espresso


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